Armi usate – Il sovrapposto da tiro Breda Sirio Trap

Negli Anni 60 la Breda propone il suo sovrapposto con diversi allestimenti e di questi abbiamo reperito un modello Trap perfettamente conservato e pronto a scendere in pedana per mostrare le sue eccellenti qualità

di Emanuele Tabasso

Avere degli amici curiosi e appassionati dei fucili classici permette di esaminare ogni tanto dei pezzi pregevoli che hanno scritto la storia delle belle armi italiane. Negli Anni 60 la Breda spazia su molti campi dell’acciaieria e fra questi le armi lunghe da caccia sono degno corollario di quella che è stata ed è una produzione di vaglia nel settore militare. Dopo la II GM tre nomi importanti del settore venatorio, Beretta, Breda e Franchi, puntano ognuna su un sovrapposto che dia lustro al Nome e all’Italianità (oggi forse verrebbero bollati come sovranisti) da contrapporre all’affermata concorrenza mitteleuropea, belga e del Regno Unito. La Beretta diversifica subito due filoni distinti con gli economici e indistruttibili S 55 e la serie, nata negli Anni 30, dei raffinatissimi SO affiancata poi dagli ASE; la Franchi compie a cavallo del periodo bellico un exploit tanto bello quanto effimero con il sovrapposto Tipo Boss, virando poi sulla seguente, conosciuta tipologia meno elegante e sofisticata, ma solida, funzionale e a prezzo abbordabile; la Breda che nel frattempo insieme alla Franchi spopola nel settore dei semiautomatici, mette in produzione il Sirio. C’è subito chi ravvisa una certa parentela con il celebre B25 della FN, ma è bene precisare che fra l’uno e l’altro corrono differenze non di poco conto, evidenti in alcune semplificazioni per ridurre costi e difficoltà di esecuzione: una per tutte il sistema di armamento delle batterie. L’indirizzo tecnico della Casa bresciana rivela un’oculata scelta di campo dove alla tecnologia razionale e ai materiali di ottima caratura si deve affiancare una quotazione di giusto equilibrio per toccare un ampio numero di appassionati.

Tenute e chiusure

La bascula lavorata di fresa da un massello di acciaio legato presenta le pareti alte, i semiperni, i due scassi affiancati posteriori e il rilievo mediano di contrasto ricavato dal pieno all’interno del dorso; in basso sporge il tassello di chiusura comandato dalla chiave. Sul fondo scorre il puntone di armamento delle batterie e, nello spessore dei fianchi, passano le due bacchette che comandano gli eiettori automatici; dalla faccia spuntano i percussori. Pregevole, secondo le regole dell’archibugeria fine, l’assenza di sporgenze dalla doppia cerniera anteriore e la lavorazione a cielo aperto delle due mortise arretrate, chiuse poi dal coperchio sagomato con estensione nel ponticello da cui sporge il grilletto dorato. I fianchi alti sono sempre stati una dirimente estetica del tutto italiana per cui si preferisce una bascula di profilo basso: da parte nostra troviamo motivi di apprezzamento nell’uno e nell’altro sistema e questo disegno di Breda ci convince appieno. A supporto di tale linea troviamo anche una valenza tecnica: la testa di bascula risulta allargata nella sua parte consequenziale ai rinforzi laterali mentre si stringe e appiattisce nella porzione superiore. Questa massa molto contenuta favorisce in modo egregio la visuale del bersaglio e in pedana se ne apprezza la funzione. Molto classico il disegno della chiave con perno che segue il profilo curvo della testa in cui è inserita, corpo di notevole spessore con decisa convessità e pulsante arrotondato. Complementare alla bascula risulta il monobloc di culatta, pratico sistema per la giunzione delle canne e da cui si ricavano gli orecchioni con i due zoccolini di appoggio e rinforzo, i fianchi con ampia superficie di rasamento contro le pareti di bascula, i tenoni affiancati con la superficie anteriore a contrasto del rilievo mediano mentre in quella posteriore risalta la mortisa per il tassello di chiusura. Un impianto dove al punto basso di contrasto alla rotazione delle canne sotto sparo si pone l’asse delle stesse a livello della mezzeria della canna inferiore e la possente struttura della bascula stessa in cui le flessioni sono ampiamente contrastate come eventuali movimenti laterali del gruppo canne. Nella parte esterna del monobloc, a fianco della canna superiore, sono evidenti gli ispessimenti che formano i semipiani complementari alla tavola ottenuta dalle pareti di bascula.

Decisamente inusuali gli eiettori automatici montati su telaietti in acciaio collegati al monobloc e situati nell’incavo fra le due canne: le robuste molle elicoidali azionano i gambi degli estrattori che scorrono nelle apposite guide.

armi usate fucile da trap

Nella bascula del Sirio Trap sono evidenti i semiperni, l’altezza delle pareti laterali, sul fondo la slitta brunita per l’armamento delle batterie e, alla base della faccia, il tassello di chiusura
armi usate

Le elaborate operazioni di fresa nello spessore delle pareti per il comando degli eiettori automatici
fucile da trap usato

Dal giro di cerniera della porzione anteriore della bascula non v’è alcuna sporgenza: una raffinatezza secondo i canoni dell’archibugeria britannica

Le canne e la calciatura

Dall’ottimo acciaio Breda vengono ricavate le canne lunghe 71 cm, forate a 18,4 e con strozzature 3 e 1, misure classiche del periodo anche se sulla lunghezza altre misure maggiori erano correntemente impiegate. La giunzione, come già osservato, si basa sul monobloc di culatta e sulle due bindelline laterali piene; la bindella superiore con sottobindella a ponticelli ravvicinati presenta un rialzo iniziale e un’ombreggiatura funzionali alla punteria con l’aggiunta del mirino cilindrico bianco.

La calciatura in noce bionda con marcate e gradevoli venature scure si distingue per la pasta densa e vasi fitti e perfettamente chiusi, segno di prelievo da una pianta matura, correttamente stagionata e lavorata a regola d’arte. Dagli specchi laterali della testa si prolunga .l’impugnatura a pistola mentre il nasello alto è posto in evidenza dalle due marcate scalfature laterali. Il dorso lineare termina con lo stop Montecarlo e il calciolo ventilato in gomma con una doppia spaziatura, nera e bianca, come usuale all’epoca. L’asta si presenta tondeggiante e di sezione un poco più corposa della norma poiché deve avvolgere il meccanismo degli eiettori montati sui fianchi del gruppo canne: la levetta del meccanismo Aoget è realizzata con cura per non creare fastidio al dito che la manovra. All’interno è posto il testacroce con il puntone per l’armamento delle batterie e il doppio leveraggio per l’azionamento degli eiettori automatici. Da notare come una caratteristica del Sirio sia la consistente entità del legno a crescere nei punti di incassatura: le stondature di raccordo e i fili di giunzione con il metallo risultano a regola d’arte.

canne fucile da trap

Parte posteriore del monobloc dove risultano evidenti le giuste striature di contatto con la bascula. Dalla culatta delle canne sporgono gli occhiali di presa degli estrattori; in basso si nota la mortisa per il tassello di chiusura praticata nel retro dei due tenoni
trap

Nella parte bassa a sx del monobloc spiccano le superfici anteriori dei due ramponi poste a contrasto con il rilievo mediano interno al dorso di bascula. A dx sono evidenti  gli orecchioni con gli zoccolini di appoggio e rinforzo. Fra le canne è inserito il telaietto con la molla dell’eiettore automatico

Una serie in pedana

Le nostre modestissime capacità hanno consigliato un primo approccio alla macchinetta a mano dove il fucile, realizzato per ben altri cimenti, ci ha regalato le migliori soddisfazioni. Tutto concorre a favorire il tiro dall’imbracciatura con pistola e asta che cadono naturalmente in mano e viso che appoggia sul dorso mettendo l’occhio a livello di quel profilo della testa di bascula e del sopralzo della bindella. Correttamente posizionato il monogrillo, raggiungibile anche da chi ha mani tozze, senza incertezze il passaggio al secondo colpo e, sopra a tutto un equilibrio statico e dinamico piacevolmente appagante.

Le rosate ci sono parse figlie di quell’impostazione degli anni passati: con una punteria pressoché perfetta il piattello si sbriciola, ma ugualmente non sfugge a qualche pallino se l’indirizzo della rosata è meno oculato. In definitiva per non sentire l’antipatico suono della trombetta non occorre “fumare” il bersaglio, basta romperne un pezzo…

A distanza di circa sessant’anni dalla progettazione il Breda Sirio si conferma un sovrapposto pregevole dell’industria armiera italiana facendo una magnifica figura sia in rastrelliera, quale pezzo da collezione, che in pedana nelle mani di chi sappia far valere la tecnica e l’esecuzione della nobile firma bresciana oggi a mani della ditta Marocchi di Sarezzo (BS): la prosecuzione con i modelli odierni e sotto il diretto controllo dell’Ing. Michele Marocchi è del tutto consona alla fama perché seguita dalla Proprietà con competenza e passione.

L’autore ringrazia il Prof. Pietro Bonagura per aver messo a disposizione il fucile citando nel contempo, e per doveroso apprezzamento, il Sig. Dario Bolognesi dell’armeria Luxor di Borgaro Torinese dove gli appassionati trovano dovizia di usati di classe elevata, sempre proposti a quotazioni assennate.

armi usate

Il grilletto in alluminio lucidato si rivela funzionale e ben posizionato. L’eleganza della guardia riposa in un ovale armonioso, nel suo consistente spessore e nella corretta finitura dei bordi. La codetta inferiore si prolunga nell’impugnatura con una curva ampia che non crea fastidi al dito medio
fucile da trap

Il dorso di bascula semplicemente arrotondato con profili di raccordo ai fianchi dal consistente raggio include il coperchio quadro con estensione a formare il ponticello
fucile da tiro a volo
fucile da trap usato

Il felice proprietario del Sirio Trap nella prima serie di prova: non uno dei venticinque piattelli è sfuggito alle rosate di questo superbo sovrapposto da pedana degli anni passati

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